Intelligenza e fermezza della ministra

6 AGO 20
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Veramente in gamba ieri sera, a 8/2 della Tv7, la ministra Gelmini, non ha lasciato nessuna via di fuga al suadente Enrico Letta, nessuna battuta sarcastica dell’Enrico è rimasta inascoltata e la Gelmini gli ha reso pan per focaccia: brava! Leggermente interdetto e infastidito il Letta, non poteva competere con la ministra che era un fiume in piena, gliel’ha dette di tutti i colori: per le fiducie reiterate dal Parlamento pro Berlusconi e pro Bondi, per le riforme attuate e in corso d’approvazione, per Fini e la tracotanza che lo distingue, per la vergogna che infanga l’Italia, vergogna impastata dai soliti INFANGATORI all’ultima spiaggia. Ridotti a difendere un uomo il cui cursus honorum è stato sempre stigmatizzato fino a sei mesi fa (“fascisti, carogne, tornate nelle fogne”), ed oggi difeso ad oltranza in quella dignità di carica che lo stesso Letta e i suoi non gli votarono: eletto dalla maggioranza della quale lui, Fini, era padre putativo e l’opposizione di sinistra fermamente decisa a negargli lo scranno. Oggi se ne viene lemme lemme, il nostro Letta Enrico, e rivendica una autorevolezza istituzionale che il centrodestra minerebbe per concorrenza sleale al fedifrago che occupa la terza carica dello Stato. La morale pubblica, invocata ipocritamente come usbergo della democrazia, è bistrattata dai moralisti di sentinella al sacrario delle Istituzioni Repubblicane e si fa di Fini la vittima sacrificale di una congiura che vede solo nel Bocchino e in lui il Catilina che ordisce congiure per avidità di potere. Siamo al paradosso politico che ha perduto qualsiasi ideale (a Napoli si cazzottano e dei brogli alle primarie per la scelta del candidato sindaco, si parla con discrezione). Immagino il ritorno a casa dell’ottimo Letta: con le pive nel sacco. Il Bersani furioso, il Vendola gongolante, il moralismo claudicante scortato dai molossi dell’oligarchia regnante.